Stampe Elisabetta Franchi AI20: l'animalier

Un tessuto, una stampa, che porta con sé un immaginario fortissimo e pertanto difficile da gestire. Gli antichi greci lo sapevano bene: indossare l’animalier significa vestirsi di una carica erotica, aggressiva, una calamita per lo sguardo. La chiamavano zoote, ed era il tessuto di chi voleva comunicare la propria potenza e ricchezza. Le donne egizie adottavano una tecnica simile alo stencil per maculare le proprie vesti. Nel Rinascimento, il maculato viene indossato dagli aristocratici e, soprattutto, dai re, così come foderato di leopardo era il trono di Napoleone.

L'animalier va dosato, ben abbinato, senza scadere nella volgarità o, ancora, in quello che viene riconosciuto come trash. Difficile da gestire, si è detto, ma non impossibile: con il giusto estro e la giusta capacità d'interpretazione di quello che è, a gran voce, un grande classico.

L'animalier in passerella

Il primo stilista ad inserire l’animalier in una collezione fu Christian Dior, lasciandosi ispirare dalla sua musa Mitzah Bricard, che spesso indossava accessori leopardati. Era il 1947, la collezione si chiamava New Look, e in passerella sfilavano due modelli destinati a diventare iconici: il Jungle, un abito a stampa leopardata per il giorno, e l’Afrique, un vestito da sera.
Sempre più star iniziano ad adottarlo e compare anche nei set cinematograifici, portato da attrici come Marilyn Monroe ed Audrey Hepburn. Bisogna però attendere gli anni '70 - '80 per l'exploit vero e proprio: l'animalier diventa glam rock, abbinato al fluo, alla pelle, indossato dalle star della musica più iconiche del tempo. Nello stesso periodo, cattura l'attenzione di Roberto Cavalli, che introduce il wild touch nelle sue collezioni prima con la stampa ghepardo, poi con lo zebrato.

Animalier nell'AI20: Elisabetta Franchi

Elisabetta Franchi tinge di animalier la collezione Autunno/Inverno 2020. Non è la prima volta che il maculato si affaccia nel catalogo della stilista, ma stavolta con una marcia in più: nessun ammiccamento a stampe giocose e colorate che ne smorzino l'impatto, si presenta in tutto il suo fascino wild nella colorazione chiamata "Naturale". Accostamenti vivaci con dettagli colorati a contrasto, modelli classici come il tubino rivestiti di maculato. Abbinati ad accessori minimal e non estrosi, il nero e il marrone in varie nuances tra tutti per creare un look classico, colori fluo o sgargianti per rompere ogni schema. 

Dove puoi trovare la stampa animalier? Dappertutto: da abiti svolazzanti taglio longuette per il giorno a tubini per la sera. Completi giacca e pantalone ma anche pezzi singoli, come body, bluse, t-shirt, gonne. E, ovviamente, borse e accessori, da sfruttare al meglio delle loro potenzialità senza scadere nel banale. 

Come indossare l'animalier

A proposito di banalità, sai cosa è davvero prevedibile? Abbinare capi animalier con capi in pelle nera. Sicuramente un'allure grintosa e aggressiva, ma nulla di nuovo sotto al sole. Spingiti più in là con l'immaginazione: potrai creare outfit dallo stesso effetto giocando di più con ciò che hai nel tuo guardaroba.

Regola d'oro per i tuoi outfit: un solo capo animalier per abbinamento. Se indossi un pezzo con questo pattern, completa l'outfit con capi monocolore: al pantalone abbina una blusa bianca, alla camicia un pantalone o una gonna unica tinta o un jeans. Sfrutta invece gli accessori Elisabetta Franchi come le borse per ravvivare e dare un tocco grintoso ai tuoi look più ordinari, dove sfruttare questa stampa come elemento di rottura.

Il che ci porta a pronunciare una seconda regola d'oro: mai abbinare vestiti animalier ad accessori altrettanto animalier.

Sovrapposizione di fantasie? Solo per fashion addicted esperte quanto audaci. 

I campi contrassegnati con * sono obbligatori.